IL SISTEMA VALLERANI
(S.V.)
1.3 GLI OSTACOLI
Coloro che hanno visto le lavorazioni attuate con
il S.V., quelli che hanno assistito alle conferenze
con proiezioni di diapositive o filmati dei risultati
ottenuti, hanno sempre chiesto come mai un sistema
così valido non sia stato da tempo adottato
e diffuso tenuto conto dei risultati ottenuti fin dai
primi progetti. Occorre però riflettere sui
punti seguenti e rendersi conto che la FAO, l’IFAD,
le altre organizzazioni internazionali, le Cooperazioni
dei vari paesi, le ONG e ogni organismo impegnato nell’Aiuto
allo Sviluppo, hanno sempre pensato che dovessero essere
le popolazioni locali a beneficiare degli aiuti dei
paesi donatori e che dovessero essere queste stesse
popolazioni a condurre la lotta per la salvaguardia
delle proprie terre. Non si sono così mai
voluti rendere conto dell’ampiezza del problema,
della debolezza dell’uomo generalmente sottonutrito, in rapporto all’accelerazione dei fattori negativi,
costituiti dall’aumento della popolazione, dai
cambiamenti climatici e dalle conseguenze da ciò derivate
sulle risorse delle zone semiaride e aride dell’intero Pianeta.
Così la desertificazione, che nel ’90
avanzava al passo di 6 milioni di ettari perduti annualmente,
nel 2005 avanzava a 12 milioni! (dati FAO) ed i sottonutriti
a detta del Direttore Generale FAO sono attualmente
853 milioni!!
A ciò deve aggiungersi un altro grave errore
tecnico. Nell’illusione di poter accelerare la
formazione delle foreste ed aumentare l’attecchimento
e la sopravvivenza della piantina, si è propagandata
la costituzione dei vivai, dove i semi delle piante
destinate a lottare contro la desertificazione sono
stati posti in “terre migliorate”, con
aggiunta di letame e sostanze nutritive, ed in sacchetti
di plastica. Protetti dal vento, irrigati e...curati.
Così l’apparato radicale della piantina
inserito in un ambiente troppo “migliorato” e
quindi lontano da quello dove è destinato a
crescere è stato irreparabilmente compromesso
e nel trapianto, si è perduta la sua più importante
funzione, quella del fittone.
Si sono poste così a dimora nelle zone inospitali
e aride, piante mutilate con radici superficiali esposte
al sole e al freddo ed attorcigliate su se stesse,
con una elevata sproporzione tra parte radicale ed
aerea, e spesso sono state irrigate con acque di falda
nei deserti o nei fianchi delle montagne con l’illusione
che sarebbero divenute atte a vivere e combattere le
avversità della natura……. e, intanto,
la desertificazione avanzava ed i disperati che perdono
le proprie terre emigrano.
Si accelerano così anche i cambiamenti climatici
e si perde Biodiversità.
Un doveroso confronto tra i costi dei metodi
tradizionali di riforestazione basati sul trapianto
ed il S.V. fondato sulla semina diretta (che è il
sistema naturale di propagazione delle piante), dimostra
che il secondo costa mediamente 5 volte di meno e il
risultato è incomparabilmente più veloce
ed efficace .
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